| | Romanzi >> Non cogit ergo digito - Ti squamo - Son[n]o - Credo in un solo Oblio | Romanzi: NON COGITO ERGO DIGITO - TI SQUAMO - SON[N]O - CREDO IN UN SOLO OBLIO | I Romanzi di Rezza Cercate i vostri libri su Bol utilizzando la mascherina o cliccando il banner qui a sinistra. |
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| Credo in un solo oblio, scritto da Antonio Rezza Edito da Bompiani 2007
In una realtà rarefatta e indefinita, abitata da un'umanità sempre in corsa e distratta dalle cose importanti per star dietro a quelle urgenti, si dà il caso isolato di Antonio (io narrante del romanzo), che invece è fermo... |
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| | Son(n)o, scritto da Antonio Rezza Edito da Bompiani 2005
Antonio ha due passioni: il sonno e il lenzuolo di sotto. Vuole imparare a dormire sulla vita che scorre, e di questo dialoga con il padre. Incontra Sonnekj, il saggio che possiede il sonno assoluto... |
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| ...e che gli insegna a diventare un sonnambulo, a dormire un sonno compiuto, limpido e colorato. Conosce Ora, una sonnambula. Si innamorano e si uniscono per sempre. In una prosa surreale, visionaria e potente Antonio Rezza ci dà un testo unico: un inno al sonno, inteso come metafora della vita e della crudeltà del mondo; ma anche una storia d'amore perché non c'è cosa più bella che vedere una donna che dorme... |
| | | NON COGITO ERGO DIGITO (Romanzo a più pretese) scritto da Antonio Rezza Edito da Bompiani - 1988
"Ed è giunto il momento di parlare di Roberto: dicesi Roberto quasi ogni individuo provvisto di capacità di pensiero. Ora Roberto non pensava, passava giornate a rimuginare il suo passato.. |
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| | Scritto come un sorprendente talento linguistico e grande senso del ritmo(o meglio ancora del montaggio), comico e picaresco, Non cogito ergo digito si inserisce di diritto nella tradizione del romanzo surreale del '900, con l'autorità e il peso di un kolossal in Cinemascope e la leggerezza di un'avventura totale che sa coinvolgere corpo e mente in un'unica, liberatoria e devastante risata....VEDI SCHEDA |
| | | | | TI SQUAMO (storia di un amore screpolato) scritto da Antonio Rezza Edito da Bompiani - 1988
"Giro a destra e raggiungo un incrocio a una forcazione: una possibilità di scrocio, una ciancia. Perché le possibilità di fuga assurgono a ciancia, a ciarloneria quando si fuga da se stesso portando dietro il medesimo stesso che tentava la fuga” |
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| | Un romanzo-racconto (direi qualcosa di meno di un romanzo e qualcosa di più di un racconto lungo) che risucchia il lettore in un gorgo che non lo espellerà se non nell'ultima pagina. Un gorgo, un vortice che prende vita da un pensiero che tormenta il protagonista sin dalle prime righe: il cibo e la parola passano attraverso lo stesso canale del nostro corpo, ma il cibo si trasforma in disgustoso scarto, mentre la parola può essere sublime, l'uomo con essa può raggiungere le vette più alte concesse dall'esistenza. Dunque le due funzioni non possono convivere: una delle due va eliminata, naturalmente quella più "bassa". Tutto il libro è la tormentata ricerca del possesso totale della parola e di ogni sentimento espresso attraverso essa.
Un percorso che arriva all'anoressia fisica, ma che porta con sé anche quella mentale, un'anoressia della parola come menzogna, come significante senza significato. Anche la donna che viene scelta come compagna ha grandi problemi con il cibo, e non potrebbe essere altrimenti. Lei è bulimica e il protagonista lo scopre con disappunto solo spiandola, dopo aver per qualche tempo creduto che oltre al gusto della parola li legasse anche la stessa forma di anoressia: il cibo non si vomita, non si avvicina neppure. Solitudine e isolamento, incomunicabilità espressa anche nel continuo ricercare affinità, senza mai trovarle, senza trovare più nemmeno persone in qualche modo simili. "Mi chiedo all'improvviso perché non ho amici, perché vivo da solo e sempiterno in bilico tra gioia e voglia di amputarmi.
Da piccolo giocavo con i pari d'età e mi divertivo, tanti erano i pari età, dovunque mi girassi vedevo uno che aveva i miei stessi dati anagrafici, le mie simili e medesime esigenze di gioco. Crescendo io dovrebbero esser cresciuti anche i pari età, ed invece non li vedo, forse sono invecchiati e non li riconosco, forse sono scomparsi ed io non l'ho saputo." C'è molto di autobiografico in queste pagine, è evidente. Traspare nettamente il suo non-amore per il cibo, la visione del nutrirsi come pura necessità di sopravvivenza (e forse si può, si deve sopravvivere alimentandosi solo di parole?) la quasi maniacale ricerca del modo migliore per volgere il pensiero in forma comunicativa. E questo rimanda, sotto molti aspetti, ai temi dei suoi spettacoli teatrali. La scrittura di Rezza è molto raffinata, elaborata, per certi versi "profuma di rinascimento", di Cecco Angiolieri, di Lorenzo de' Medici e di Boccaccio. La sua analisi della forma, del termine, la sperimentazione e la ricerca di un linguaggio antico e modernissimo al contempo è operazione molto rara nel panorama letterario italiano. |
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