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  IL teatro >> 2004 - 1998 - 1985 - 1992 - 1990 - 1988

 

















SEPPELLITEMI AI FORNETTI
di Antonio Rezza e Flavia Mastrella

Seppellitemi ai fornetti è il titolo di uno spettacolo che affronta i difficili problemi dell’aggregazione apparente e della coalizione inoffensive dell’individuo. E’ un’opera che usa a volte la sciabola  a volte il fioretto, inteso come colpep schermistico e non come opera pia

Lo spettacolo prende in esame alcune forme di aggregazione collettiva forzata e le contrappone al comportamento individualista dell'uomo.
Le case popolari, le metropolitane, gli uffici postali stracolmi, gli stabilimenti balneari, finiscono per essere dei contenitori di persone per necessità sono costrette a dividere la stessa situazione, dando vita ad una parvenza di socialità che in fin dei conti non esiste.
Ultimamente l'individuo mi è sembrato buffo proprio per questa sua esigenza di aggregarsi a fondo perduto, di spartire la propria condizione illogica solo in apparenza, senza la benché minima volontà di migliorare uno stato di vita contraddittorio.

Le metropolitane stipate sono una contraddizione culturale, proprio perché ci viene offerta una compressione fisica forzata a scapito di una più importante armonia intellettuale.
I mezzi di spostamento pubblici non permettono data la precarietà degli occupanti, una presa di posizione vigorosa su un assurdo modo di concepire il trasferimento da una parte all'altra della città, così come le case popolari, tanto brutte quanto necessarie, non portano l'uomo a ribellarsi ad un'architettura infame ed alienante.
Preferiamo un comodo contatto corporeo, forzato ed occasionale, ad un più sano contatto cerebrale, al fine di creare uno spirito di dissenso nei confronti di chi disegna il paesaggio in cui viviamo.

Non creiamo cultura, bensì piccoli comportamenti quali l'ipocrisia, il cinismo, l'invidia verso che vive con un po' più di decoro un'esistenza che non lascia traccia. Siamo purtroppo schiavi dell'esigenza, della caccia al bene di sussistenza primario e secondario, una necessità che invece di aguzzare l'ingegno finisce per spersonalizzarci e renderci una massa informe, un'accozzaglia di persone senza futuro che non vivono, non pensano, ma vegetano in modo indisponente. Questa sofferenza continua anche dopo la morte, grazie all'architettura dei nostri cimiteri: i fornetti ci assicurano una compressione per l'eternità come giusta pariglia per non aver focalizzato la relatività del nostro vivere.
E' l'epoca delle finte amicizie, della perdita di dignità, di un'unione apparente che non può fare la forza, proprio perché superficiale e rassegnata. Nonostante il preambolo esistenzialista lo spettacolo si presenta al pubblico ammassato in sala come un'opera altamente comica.

 

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